15/01/2013

Soldi, cervello, psicologia e neurologia

Come ragiona il nostro cervello quando ha a che fare con i soldi? Neurologia, psicologia e soldi sono collegati tra loro?
C’è una logica dietro alla percezione della ricchezza e dei soldi in nostro possesso o della nostra capacità di spesa monetaria?

Un interessante articolo, datato 2009 ma comunque sempre attuale, pubblicato da “Le Scienze” (http://www.lescienze.it/news/2009/03/24/news/le_basi_neurologiche_dell_illusione_monetaria-575759/) mette in relazione questi aspetti del nostro cervello e delle sue reazioni quando si parla di soldi.

E la provocazione può già basarsi su questa domanda di partenza: Meglio un aumento del proprio reddito del 3% con un'inflazione al 5%, o un taglio del proprio reddito del 2%  con i prezzi che rimangono invariati? Cosa preferireste?

Ora, per quanto matematicamente parlando la situazione è identica in ambedue i casi, la grande maggioranza delle persone opterà per la prima soluzione!
Questo perchè il nostro cervello subisce quella che viene definita “l’illusione monetaria”. Ci appare migliore la situazione con più soldi in tasca anche se i beni costano di più piuttosto che avere meno soldi in tasca ma con i prezzi dei beni più bassi.Questo nonostante il potere d’acquisto nelle due situazioni sia esattamente lo stesso.

Quindi, nonostante dovremmo restare razionalmente indifferenti all’una o all’altra ipotesi (poichè il potere d’acquisto è identico), siamo inclini a propendere verso la scelta che ci illude di avere una maggiore quantità di reddito nominale a disposizione.

Questo perchè un’area del cervello viene maggiormente stimolata se messa di fronte ad uno scenario ad alto reddito nominale. Il cervello ci produce sensazioni euforiche maggiori, l’esperienza del più alto reddito nominale ci appare più piacevole dell’altra.

Il cervello quindi rappresenta i soldi in modo nominale e non reale ovvero si fa sedurre dai grandi numeri.

Estendendo il discorso, l’illusione monetaria ha una rilevanza pratica in quanto può far capire come politiche finanziarie espansive possano rilanciare un’economia stagnante, spiegare le bolle finanziarie o la dinamica dei prezzi e degli sconti.

Nell'articolo di "Le Scienze" succitato tutti gli approfondimenti.

03/01/2013

I rincari del 2013

Se il 2012 non si è certo distinto per la sua tranquillità, il 2013 sarà un anno che porterà tanti dubbi e molte certezze, negative, economicamente parlando.

I rincari nel 2013 infatti non si faranno aspettare e secondo la Federconsumatori peseranno in media 1490 euro a famiglia.

Aumenteranno i costi per i mutui ed i finanziamenti ipotecari in genere, le spese bancarie con i bolli e le tasse annesse, pesando circa 118 euro a famiglia. Certo in questo clima di spese obbligate in continua crescita è difficile credere ad una ripresa dei consumi ed infatti tutti gli indicatori rilevano infatti che le spese per il Natale hanno subito una contrazione non indifferente.

Dagli ultimi dati natalizi infatti soffrono abbigliamento, arredamento ed elettrodomestici. Ora si attendono i saldi per vedere se si riesce ad avere una boccata d'ossigeno.

21/12/2012

Mantenere l'automobile costa sempre più

Tutti ce ne eravamo accorti ora anche l’Osservatorio Nazionale della Federconsumatori ci da la conferma. Mantenere un’automobile sta diventando sempre più un salasso.
Il costo per gli automobilisti è cresciuto nel 2012 arrivando a livelli mai visti. Colpa soprattutto della forte crescita dei carburanti, delle assicurazioni e dei pedaggi autostradali che sommati comportano rincari medi di circa 481 euro per un’auto a benzina e 538 per una diesel

E per il 2013 non ci sono buone notizie in quanto, sicuramente crescerà l’Iva che quindi andrà a ripercuotersi nuovamente sul prezzo del carburante di di conseguenza anche sui beni di largo consumo che devono essere trasportati su gomma.

L’inforgrafica fornita da fanpage.it riporta in modo sintetico e preciso tutti gli aumenti del costo di mantenimento dell’automobile rispetto all’anno scorso.

Ecco l'infografica a questo link: http://static.fanpage.it.s3.amazonaws.com/socialmediafanpage/wp-content/uploads/2012/12/infogra.png

20/01/2012

Considerazioni sulla chiusura di Megavideo/Megaupload

Ci sembra doveroso un commento sulla chiusura del network di file hosting e streaming più grande di internet per sollevare un dibattito morale sulla natura di internet stessa.

Non ci soffermeremo a parlare dei fatti di cronaca, della colpevolezza o beatificazione di Megavideo ecc.. vogliamo spostare l'attenzione su un altro punto.
Innanzitutto pare quantomeno strano che tutto ciò avvenga all'indomani del blackout di internet riguardo alla possibile discussione dei disegni di legge statunitensi chiamati SOPA e PIPA. Il tempismo di queste operazioni è sempre un sospetto che fa riflettere.

La seconda questione da far notare è l'intervento dell'fbi è forse più illegale e fuori luogo della presunta illegalità del servizio di Megavideo/Megaupload. L'Fbi si è assunto la responsabilità di chiudere un servizio che permetteva l'upload di materiale sui propri server per la parziale presenza di materiale coperto da copyright sui server stessi. Questo scusate ma è un abominio. Una censura preventiva che fa il verso alla tanto citata censura cinese.

E tutto il materiale legalmente (video, audio, foto) caricato e personale presente sui server chi me lo restituisce? L'Fbi si meriterebbe quantomeno una class action da parte di quegli utenti che da un giorno all'altro si trovano senza la possibilità di accedere a file personali che magari avevano caricato solo lì! Allo stato attuale dei fatti quei file personali, fotografie, documenti, video personali ecc.. sono persi! Grazie Fbi!

Altra questione: i presunti 500 milioni di danno subito dalle varie case detentrici del copyright vogliamo una volta per tutte chiarire come sono calcolati? L'equazione fatta da queste piangenti-miliardarie case di tutela diritti d'autore, che tutto fanno tranne che tutelare seriamente il diritto d'autore degli artisti, è semplicemente grottesca: 1 file scaricato/guardato in streaming = 1 cd/dvd/"download legale" non effettuato/venduto. Ma chi l'ha detto? Dove sta scritto? Per quale motivo dovrebbe sussistere quest'automatismo? Soprattutto quando una della cause del successo di questi siti è la comodità legata alla possibilità di trovare materiale altrimenti introvabile nei vari blockbuster.

Poi: Megavideo/Megaupload, nel bene e nel male ha dimostrato che i tempi per offrire una piattaforma per la fruizione di film in streaming sono ormai maturi. Se il presunto danno procurato da Megavideo/Megaupload è così enorme ed i loro proprietari hanno guadagnano molti soldi (l'Fbi l'ha scoperto oggi?? Megaupload è online dal 2005 e l'abbonamento c'è sempre stato) forse è anche perchè non esiste un uguale alternativa "legalmente" riconosciuta. Finalmente in ambito musica qualcosa si sta muovendo: Spotify, Deezer.. Se le case litigano fra loro e non sono in grado di creare un business plan di successo per monetizzare non diamo tutta la colpa a Megaupload, Videoweed, Rapidshare, Fileserve ed ai loro utenti etichettandoli come farabutti e pirati! Anche perchè, gli utenti divoratori di contenuti "pirata" sono di gran lunga gli utenti che poi in altri modi sostengono l'industria audio-video stessa e l'industria dello spettacolo che gli ruota attorno.
Gli utenti di Megavideo semmai hanno dimostrato che ormai vogliono un servizio che in tutta semplicità gli consenta di vedersi tanti film e telefilm, spesso introvabili altrove, e che sono disposti a pagare per averlo! Detentori di copyright, SVEGLIA!!! Siam nel 2012 non più nel 1995.

Chiunque nel mondo è sempre più connesso ed in modo sempre più veloce. Nello stesso tempo in cui 12/13 anni fa si scaricava una canzone oggi ci si scarica una discografia o ci si guarda un film/telefilm. E' il progresso! tecnologico in questo caso, ma niente altro che il cambiamento dei tempi.

Cosa pensano di ottenere dalla chiusura di uno di questi servizi? Il tutto iniziò con Napster, venne chiuso nel 2001. Non mi sembra da quel momento si sia ottenuto molto contro la pirateria. Invece che trovare una formula, un prodotto che possa pian piano soddisfare consumatori, produttori e detentori di copyright, si prosegue nella medievale regola del colpirne uno per educarne 100. Il proibizionismo in salsa internet, patetico.

I fondatori di Megavideo/Megaupload non sono sicuramente dei santi, sapevano benissimo cosa stavano facendo e quali acque torbide potessero smuovere lucrando su un servizio anche grazie a materiale di cui non possedevano i diritti. Tuttavia ammazzare il servizio non può fare altro che essere controproducente per i copyrighter stessi: si inimicano ancor di più il popolo della rete e la questione assume una cassa di risonanza tale che chi ancora non era avvezzo a streaming e download, ne viene a conoscenza. Se i fondatori di Megavideo hanno avuto un comportamento quantomeno discutibile, il servizio in sè non ha nulla di illegale! Renderlo totalmente inaccessibile signori è censura!
Un esempio: si poteva operare seriamente nell'obbligare gli amministratori di Megaupload ad introdurre un servizio di riconoscimento del contenuto protetto (vedi l'esempio del ContentID di Youtube!). Gli yankee americani invece, non si smentiscono mai e per l'ennesima volta si innalzano a giudici supremi e decidono loro (non si sa bene con quale autorità: la società è registrata ad Hong Kong, il tizio risiede in Nuova Zelanda) cosa va e cosa non va!

E ancora: Rischiano 50 anni di galera? Scusate ma su quali basi? Cioè quindi da domani mattina chiunque metta online un sito di file hosting e chieda il pagamento di un abbonamento per accedere a servizi accessori, potenzialmente rischia 50 anni di galera? Si, no, boh? Avvisateci, grazie!

Non sottovalutiamo il danno culturale annesso a questa decisione dell'Fbi. Tralasciando per un attimo il discorso economico e di diritto d'autore, la perdita di milioni di film (molti di qualità e di difficile reperibilità) ha troncato un sistema di arricchimento culturale e personale enorme! Esempio: Abiti in una zona periferica, il blockbuster o negozio di dvd è lontano da te (oppure non c'è) e rifornito di soli film commerciali e tu vuoi vederti pellicole di qualità (che ne so esempio: Hitchcock, Welles, Herzog, Bertolucci ecc..) Megavideo ti dava la possibilità di vederti queste opere. Tutto questo non vale qualche soldo??

Seguendo il ragionamento dell'azione effettuata dall'Fbi allora chiudiamo Youtube perchè, nonostante tutto, materiale coperto da copyright sui suoi server ce n'è, chiudiamo Facebook perchè se condivido un contenuto senza possederne i diritti faccio illegalità e chiudiamo i motori di ricerca perchè consentono di trovare miliardi di link di file che violano i diritti d'autore. E poi magari chiudiamo Wkipedia, perchè da quando esiste probabilmente è la causa del calo delle vendite di enciclopedie cartacee. (Vedi i disegni di legge SOPA e PIPA)

Ultima domandona: Ma l'Fbi non ha proprio niente di meglio da fare? Dopo BinLaden ed il terrorismo il nuovo grosso male del mondo è rappresentato dalla "presunzione di pirateria online"? Bombarderemo Hong Kong o le Bahamas poichè possiedono "server di distruzione di massa del copyright".

A Wall Street?? E nelle sedicenti agenzie di rating?? Tutti stichi di santo??

08/01/2012

Finalmente la rata è Monitorata.it

Oggi parliamo di questo interessantissimo sito internet Monitorata.it.

Il servizio offerto da Monitorata.it è molto utile perchè in pochi passi ci consente di capire se siamo in grado di supportare l'eventuale rata di un prestito. Per tutti coloro che sono quindi interessati a richiedere un finanziamento per acquisti di qualsiasi genere, il servizio di calcolo offerto da Monitorata.it può risultare ottimo.

Dovremo semplicemente rispondere a qualche domanda e compilare alcuni box per delinare il nostro stato di salute economico. Inserite quindi le voci di entrata e di uscita e stimando la nostra posizione economica il servizio ci aiuta a capire se siamo, economicamente, portati ad aggiungere il pagamento di un'eventuale rata di finanziamento per acquistare il determinato bene.

Il servizio di Monitorata.it è stato studiato per conto di Assofin da un gruppo di ricerca dell'Università di Roma Tor Vergata.
Grazie alle risposte che daremo ed alcuni parametri statistici e sociodemografici, Monitorata di resituirà la fattibilità dell'operazione in base ad un grado di rischio. Si va dal verde (grado di richio basso o assente) al rosso (grado di rischio elevato)

E' ovvio che più forniremo informazioni precise e dettagliate, più il risultato offerto sarà preciso.

Vi consigliamo di fare una prova e soprattutto utilizzare Monitorata.it sempre prima di impegnarsi con un finanziamento. Spesso infatti questi conti non vengono fatti con la dovuta scrupolosità e si sottovalutano situazioni che dovrebbero invece essere considerate.

Niente più rate elevate o prestiti contratti con troppa superficialità grazie a Monitorata.it.

02/01/2012

Decreto Legge sul sovraindebitamento

Lasciamo giudicare ad altri l'operato dell'attuale governo Monti, ciò che oggi però vorremmo portare alla luce è il varo del decreto legge sul sovraindebitamento.
Questa nuova legge senza dubbio potrà dare un po' di respiro a tutte le famiglie,  le persone e le imprese che, per mille motivi, si trovano sempre più strozzati da creditori e rate.

Innanzitutto tale norma regola appunto il sovraindebitamento ovvero quella situazione di perdurante squilibrio fra gli obblighi economici assunti con le banche o le agenzie di credito e l'incapacità del debitore di adempiere a tali pagamenti.

Grazie a questo decreto legge, il debitore potrà sostanzialmente ristrutturare il proprio debito in modo da renderlo più agevole alle proprie tasche. Il piano può prevedere una anche moratoria fino ad un anno.

L'accordo dovrà essere depositato presso il tribunale competente e tale contratto sarà valido se sarà raggiunto con i principali creditori, ovvero coloro che detengono almeno il 70% dei crediti o del 50% nei casi di sovraindebitamento già esistente.
In caso di mancato adempimento di questi nuovi obblighi, ciascun creditore può chiedere al tribunale la risoluzione dello stesso.

28/09/2009

UE pensa a cancellare il diritto di recesso sugli acquisti online

L'Unione Europea a Bruxelles ne sta studiando un'altra delle sue..  La direttiva, piuttosto controversa, prevede infatti la cancellazione di tutti i diritti dei consumatori in materia di acquisti online.

La direttiva in approvazione metterebbe in discussione la gestione del diritto di recesso e tale provvedimento, allo stato attuale delle cose, porterebbe ad un indubbio passo indietro nella tutela degli interessi consumatore.

Ma cerchiamo di capire meglio. Come abbiam già detto la materia del contendere sono e vendite “fuori dai locali commerciali” e “a distanza”.

Attualmente i termini di decorrenza per recedere dal contratto sono fissati in 14 giorni mentre con la nuova direttiva decorrerebbero "dal giorno in cui il consumatore firma il buono d’ordine e qualora quest’ultimo non sia su supporto cartaceo, da quando riceve una copia dell’ordine su un altro mezzo durevole”

Da queste proposte si evince che il cambiamento è abbastanza marcato e non avverrebbe più come ora, dove tale termine decorre nel momento della ricezione del bene e di conseguenza la possibilità, per il consumatore che riceve il bene, di non recedere più dal contratto essendo decorsi i giorni per il ripensamento, diventa molto risicata.

Ma non finisce qui! Infatti la direttiva potrebbe modificare anche il rimborso dei soldi una volta che il consumatore riconsegna il bene oltre che un aumento della responsabilità del consumatore stesso qualora ci sia una qualsiasi diminuzione di valore dell'oggetto nei giorni che intercorrono fra la ricezione e la riconsegna.

Per approfondire meglio questo discorso vi inviatiamo anche a leggere i 2 articoli che presenti in questi link:

Leggi il comunicato di Codici
Normativa UE sugli acquisti a distanza